LO SPORT E I GIOVANI

Nel 1896 De Coubertin ad Atene realizzava il suo sogno di organizzare le prime Olimpiadi della Storia moderna cui parteciparono 14 nazioni e l’evento fu salutato dall’imperituro e sacro motto:

L’importante è partecipare, non vincere”. Mai proclama, provocazione, impegno morale, suggestione, annuncio, o comunque lo si voglia definire è stato più disatteso, irriso, strumentalizzato, abusato, travisato, nonostante le pur nobili intenzioni del Barone francese. Eravamo alla vigilia del secolo dove tutte le nazioni partecipanti ai giochi che poi si disputarono con regolarità come nell’antica Olimpia ogni 4 anni si scatenarono nelle 2 guerre più feroci nella Storia dell’umanità, che si disputavano con lo sfruttamento delle colonie le risorse economiche del mondo, ma che nello stesso attraverso rivalità e competizioni di ogni genere avrebbero portato il mondo nel suo complesso a beneficiare del più esteso ,prolungato e diffuso  boom economico della storia dell’umanità.

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In realtà il nostro barone, nel suo inguaribile ottimismo contraddice la storia e l’evoluzione della specie umana, che progredisce attraverso la lotta, l’agone nell’accezione greca, da cui l’aggettivo agonistico e che nel bisogno e nell’urgenza di superarsi nel confronto con se stessi ma anche nel migliorarsi nel confronto con gli altri trova gli stimoli necessari per progredire. La nostra cultura, le nostre abitudini, i nostri istinti primordiali, le nostre pulsioni non sono così diverse da quelle dei nostri antenati greco-romani da cui ci separano poche generazioni in rapporto alla storia dell’umanità. I giovani del tempo si dedicavano allo sport/attività fisiche secondo due linee guida, da una parte per i popoli più guerrieri per addestrare il corpo alla battaglia, quindi sviluppando tutte le doti necessarie per vincere, in guerra non si partecipa, ma si muore o si sopravvive, per quanto riguarda invece la seconda, l’esercizio fisico finalizzato alla ricerca dell’armonia e del bello, sintetizzato nell’espressione che il buono/bello sono valori assolutamente contigui e complementari.

Perché questo lungo preambolo è evidente, i giovani non possono sfuggire alle leggi biologiche e culturali che sottostanno alla loro crescita e all’evoluzione della specie umana, dove ci sono valori positivi quali il rispetto di patti e regole, il senso della lealtà, il sentimento dell’amicizia e della condivisione, la pietà per il vinto e il più debole nel gruppo, ma anche qualche volta il desiderio della vendetta per torti subiti, la prevaricazione fine a se stessa, il bullismo, la ribellione ….. il seguito alla prossima settimana!

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t.moro

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